San Severino di Centola e la Casa dell’Emigrante: il borgo medievale e la sua storia

Il borgo abbarbicato su una sella rocciosa, risale al XI secolo, distinto in due zone: una più alta con i ruderi del castello e la chiesa medievale e l’altra con le vecchie abitazioni in pietra e tracce d’insediamenti abitativi risalenti al VII secolo; oggi di visitabile rimangono le case abbandonate, le vie, i ruderi, la chiesa restaurata e la piazzetta antistante, quest’ultima utilizzata dagli abitanti del posto come naturale palcoscenico per rappresentazioni canore e teatrali oltre che per il presepe durante il periodo natalizio.

Il villaggio si affaccia sulla “Gola del Diavolo”, scavata dal fiume Mingardo, di fronte si erge il massiccio del Monte Bulgheria, nome che ricorda la vicenda dei mercenari bulgari giunti in Italia nel VII secolo, ed il vicino ponte ferroviario di epoca fascista; imponente per chi arriva è la visuale dall’alto verso la “Valle dei Ponti”. Il nome dell’abitato deriva per molti dalla nota famiglia del Principato di Salerno, ovvero i Sanseverino, i potenti dell’epoca, mentre alcuni ritengono che sia stata la stessa famiglia a prendere il cognome dal luogo; la denominazione più recente, San Severino di Centola risale all’anno 1861.

Un paese dalla memoria storica intatta, grazie alle testimonianze architettoniche che conservano tracce longobarde, angioine, aragonesi, del seicento fino all’ottocento che arricchiscono il luogo, evidenziandone un aspetto su tutti: l’importanza del sito come luogo di difesa dell’entroterra cilentano. Tra le costruzioni da visitare c’è la “Chiesa di Santa Maria degli Angeli” con abside pentagonale e unica navata, il “Palazzo Baronale” su tre livelli,  nonché i resti dell’antica rete difensiva del sito.

Oggi questo borgo conserva anche la memoria più recente con il nascente Museo del “La Casa dell’Emigrante”, un progetto iniziato anni fa dal gemellaggio di due comunità: quella cilentana del Lambro-Mingardo e gli abitanti di Hazleton (USA). Un museo che intende rivalutare i luoghi che hanno visto nel tempo l’abbandono e l’emigrazione della gente del posto, costretti a cercare fortuna in terra straniera, e ad essi si intende tributare onore.

Il museo che ricrea fedelmente gli ambienti di una abitazione contadina di inizio novecento, la creazione di una biblioteca, una mediateca, una sala conferenze, uno spazio per riprese audiovisive. In programma anche la realizzazione di un sito web del museo, per la consultazione on-line delle informazioni e del materiale recuperato, sia nel Cilento che tra gli emigrati, in tutto il mondo.

A detta degli autori: “Vogliamo condividere con voi il patrimonio culturale del nostro territorio raccogliendo con l’aiuto di tutti , notizie e testimonianze dei tanti sacrifici affrontati dei nostri padri nel tentare di dare un po’ di benessere alle loro famiglie in un momento di fame e miseria ………..Vogliamo in questo modo promuovere la cultura materiale e storica del nostro territorio salvaguardando e gestendo un patrimonio che abbiamo l’obbligo di conservare per le future generazioni….